Contatore caratteri per piattaforma
Scrivi o incolla il testo e scegli la piattaforma: vedi in tempo reale quanti caratteri hai usato e quanti te ne restano.
A cosa serve
Ogni social ha un limite diverso: questo strumento ti dice all'istante se il tuo post, la didascalia o la bio rientrano nel limite della piattaforma scelta.
Nota
Il conteggio considera anche emoji e caratteri speciali come un singolo carattere, come fanno le piattaforme. Se il limite che ti blocca è quello di una chat come ChatGPT o Claude, c'è Dividi un testo lungo per l'AI.
Perché un'emoji conta più di un carattere
Le piattaforme dicono di contare i «caratteri», ma i sistemi informatici contano unità di codice, e le due cose coincidono solo per le lettere latine. Un'emoji comune occupa due unità, e una composta — una bandiera, una famiglia, un'emoji con il colore della pelle — può occuparne otto o dieci, perché è fatta di più simboli uniti da caratteri invisibili.
È il motivo per cui un testo che sembra corto viene rifiutato: cinque emoji possono valere venti caratteri o più. Lo stesso vale per gli alfabeti non latini e per le scritture indiane, dove una sillaba visibile può essere composta da tre o quattro segni contati separatamente.
I link non contano quello che sembrano
Su X un indirizzo internet viene sostituito da una versione accorciata e conta una lunghezza fissa qualunque sia il link vero: uno di duecento caratteri e uno di trenta pesano uguale. Su LinkedIn e su Facebook, invece, il link conta per intero, e mettere un indirizzo lungo in un post breve può portarlo oltre il limite.
C'è poi il caso dei a capo, che quasi ovunque contano come un carattere ciascuno: un testo formattato con righe vuote fra i paragrafi paga una decina di caratteri solo di spaziatura, ed è la differenza che manda oltre il limite un post che sembrava a posto.
Il limite vero è quello del taglio, non quello del rifiuto
Quasi tutte le piattaforme accettano testi molto più lunghi di quello che mostrano: la didascalia di Instagram arriva a duemiladuecento caratteri, ma nel feed se ne leggono circa centoventicinque prima del «altro». Su LinkedIn il taglio è intorno ai duecento, su Facebook cambia con il dispositivo.
Ne segue la regola che conta davvero: quello che deve essere letto va nelle prime due righe. Il resto è per chi ha già deciso di aprire, e serve, ma non è quello che decide se qualcuno si ferma. È lo stesso principio dei titoli di giornale, ed è il motivo per cui le didascalie che cominciano con una domanda funzionano meglio di quelle che cominciano con un saluto.
Il testo che sopravvive al copia e incolla
Scrivere un post in un programma di videoscrittura e incollarlo è comodo ma porta sorprese: le virgolette curve, i trattini lunghi e gli spazi unificatori vengono contati come caratteri normali ma possono comparire storti su alcune app, e certi elenchi puntati diventano simboli che occupano più di quanto sembri.
Vale la pena anche ricordare che i caratteri speciali dei font stilizzati — quelli usati per scrivere in grassetto nelle bio — non sono lettere: contano di più, non sono leggibili dai lettori di schermo e non vengono trovati dalla ricerca interna delle piattaforme.
Gli strumenti vicini
Per contare in generale c'è Contatore di parole e Contatore di caratteri per i social. Per i testi ci sono Generatore di bio e Generatore di caption, e per i caratteri stilizzati Font speciali per la bio.