Capitoli YouTube con timestamp
Scrivi una sezione per riga nel formato «Titolo | durata» (es. «Intro | 0:45»): ottieni i capitoli pronti con i minutaggi cumulativi.
A cosa serve
YouTube crea i capitoli automatici se nella descrizione metti una lista di timestamp che parte da 0:00. Questo strumento li calcola per te dalla durata di ogni sezione.
Come funziona
Scrivi il titolo, una barra verticale «|» e la durata di quella sezione (mm:ss). Il primo capitolo parte sempre da 0:00, come richiede YouTube.
Le tre regole senza le quali i capitoli non compaiono
La prima e più importante: il primo timestamp deve essere 0:00. Se la lista comincia da 0:15 o da 1:20, la piattaforma non riconosce i capitoli e la descrizione resta un elenco di numeri. È l'errore che spiega la quasi totalità dei casi in cui «non funzionano».
La seconda: servono almeno tre capitoli. La terza: ciascuno deve durare almeno dieci secondi, e devono essere in ordine crescente. Sono regole meccaniche, non stilistiche, e non ammettono eccezioni: basta violarne una perché tutta la lista venga ignorata.
A che cosa servono davvero
A far restare le persone. Un video di venti minuti senza capitoli chiede allo spettatore di fidarsi; con i capitoli, chi cerca una cosa sola la trova e resta, invece di uscire dopo trenta secondi. La piattaforma misura proprio quel comportamento, e i video che trattengono vengono mostrati a più gente.
Poi servono per la ricerca: i titoli dei capitoli sono testo, e diventano un modo in più per essere trovati. Un capitolo intitolato «Come togliere il calcare» può portare visite da chi cercava esattamente quello e non sapeva nemmeno che il video esistesse.
Come si scrivono i titoli
Come i titoli di un indice, non come le parti di un film: descrittivi e brevi. «Il problema», «Le premesse», «Finalmente» non dicono niente a chi scorre; «Quanto costa», «L'errore più comune», «Il montaggio passo passo» dicono esattamente dove andare.
Vale la pena tenerli sotto i quaranta caratteri, perché sulla barra del video vengono troncati, e non metterne troppi: quindici capitoli in un video da dieci minuti diventano un elenco che nessuno legge. Una buona proporzione è un capitolo ogni uno o due minuti, con una durata minima che si nota.
Il capitolo zero è quello che si sbaglia sempre
Il primo capitolo copre l'inizio del video, e quasi tutti lo chiamano «Introduzione». È una parola che dice a chi guarda «questa parte puoi saltarla», e infatti la salta: la barra dei capitoli trasforma l'introduzione nella parte meno vista del video.
Chi ci tiene la scrive diversamente: «Che cosa vedremo», oppure il nome della domanda a cui il video risponde. E chi lavora bene fa la cosa più semplice di tutte: accorciare l'introduzione, perché un capitolo che tutti saltano è un capitolo che non doveva essere lungo.
Gli strumenti vicini
Per il titolo c'è Generatore di titoli, per la copertina Miniatura di un video e per le entrate Stima dei guadagni. Sul video ci sono Taglia video e Da sottotitoli a testo.