Giacenza media del conto

Per la DSU/ISEE serve la giacenza media annua del conto: inserisci il saldo di inizio anno e le variazioni, ci pensa il tool.

Inserisci il saldo a inizio anno e poi una riga per ogni variazione di saldo (la data in cui è cambiato e il nuovo saldo).

Cos'è la giacenza media

È la media dei saldi giornalieri del conto nell'anno solare: si calcola sommando saldo × giorni di permanenza di ogni periodo e dividendo per 365 (o 366). Serve per l'ISEE (quadro FC2 della DSU) insieme al saldo al 31 dicembre.

Dove trovarla già pronta

Molte banche la riportano nell'estratto conto al 31 dicembre: ai fini ISEE fa fede quel valore. Questo strumento è utile per stimarla, ricostruirla se la banca non la fornisce o capire come cambia.

Come inserire i dati

Non serve ogni singolo movimento: bastano i saldi «a scalini». Se il saldo è cambiato poco, puoi inserire i saldi medi mensili come approssimazione.

Che cosa misura, e perché non è il saldo di dicembre

La giacenza media risponde a una domanda diversa da quella del saldo: non «quanti soldi hai il 31 dicembre», ma quanti soldi hai avuto in media durante tutto l'anno. Sono due numeri che possono divergere moltissimo, ed è voluto: serve proprio a evitare che una situazione patrimoniale si valuti su una fotografia scattata in un giorno scelto bene.

Nell'ISEE compaiono tutti e due, nel quadro FC2 della DSU, e servono a cose diverse: il saldo al 31 dicembre entra nel patrimonio mobiliare, la giacenza media serve nei controlli di coerenza. Non ha quindi senso chiedersi quale dei due «conviene»: vanno dichiarati entrambi, e per l'anno che l'ISEE richiede, che è il secondo anno precedente a quello della domanda.

Il conto è una media pesata, non una media di saldi

L'errore più comune è sommare i saldi di fine mese e dividere per dodici. Non è la stessa cosa: un saldo alto tenuto per tre giorni pesa quanto tre giorni, non quanto un mese. Il conto giusto moltiplica ogni saldo per i giorni in cui è rimasto quel saldo, somma tutto e divide per i giorni dell'anno.

Ne segue una conseguenza pratica sorprendente: un bonifico grosso ricevuto a dicembre e speso a gennaio incide pochissimo sulla giacenza media, mentre una somma modesta lasciata ferma tutto l'anno incide per intero. E la media si divide sempre per 365 (o 366 negli anni bisestili) anche se il conto è stato aperto a settembre: i giorni in cui il conto non esisteva contano come zero.

Che cosa entra e che cosa no

Entrano nel quadro tutti i rapporti finanziari intestati: conti correnti, conti deposito, libretti, carte prepagate con IBAN, che sono a tutti gli effetti rapporti di conto. Ogni rapporto va indicato separatamente, con il suo codice, e i conti cointestati si dichiarano per la quota di spettanza, di norma la metà in due.

Non hanno giacenza media, invece, i rapporti di deposito titoli, i fondi e le gestioni patrimoniali: quelli entrano nell'ISEE con il loro valore al 31 dicembre, non con una media. E le carte prepagate senza IBAN restano fuori dall'obbligo.

Dove trovarla senza calcolarla

Le banche sono tenute a comunicarla e quasi tutte la stampano nel riepilogo delle spese o nell'estratto conto di fine anno, spesso in una riga chiamata «giacenza media annua» insieme al riepilogo per l'ISEE. Nelle banche online sta di solito nella sezione dei documenti, non in quella dei movimenti. Se c'è, fa fede quella: ricalcolarla a mano e dichiarare un numero diverso è il modo più semplice per far scattare un controllo di incoerenza.

Questa pagina serve quindi in tre casi: quando la banca non la fornisce, quando si ha bisogno di stimarla prima che l'estratto arrivi, e quando si vuole capire come cambierebbe con abitudini diverse. Per una DSU vera, il numero da scrivere è quello della banca.

Gli strumenti vicini

Per il rendimento di un conto deposito, tasse comprese, c'è Conto deposito netto; per organizzare le uscite mensili Budget 50/30/20. Per gli altri numeri di casa Stipendio netto e lordo e Assegno unico.