Preferiresti…?
Premi il pulsante per un dilemma «preferiresti», con due opzioni difficilissime da scegliere.
A cosa serve
Il classico gioco «preferiresti» (would you rather): due scelte assurde o impossibili che scatenano discussioni e risate. Perfetto per feste, viaggi in auto e cene con amici.
Come si gioca
Ognuno deve scegliere una delle due opzioni e spiegare perché. Non si può dire «nessuna delle due»!
Perché il gioco funziona solo se non si può passare
La regola che vieta di dire «nessuna delle due» sembra una scortesia e invece è tutto il gioco: costringere a scegliere fra due cose entrambe brutte o entrambe belle obbliga a tirare fuori un criterio, ed è quel criterio, non la scelta, la cosa interessante. Due persone che scelgono la stessa opzione per motivi opposti hanno detto molto più di due che hanno scelto opzioni diverse.
È lo stesso meccanismo dei dilemmi usati in filosofia e nei colloqui: la domanda non ha una risposta giusta, serve a far emergere che cosa una persona considera importante. E funziona proprio perché è un gioco: nessuno si mette sulla difensiva davanti a una domanda assurda.
Come si scrive una buona domanda
Le due opzioni devono essere equilibrate: se una è chiaramente migliore, tutti scelgono quella e non si discute. La domanda buona è quella su cui il gruppo si divide, e la si riconosce dal fatto che qualcuno comincia a spiegare senza che nessuno l'abbia chiesto.
Il secondo requisito è la concretezza: «preferiresti essere ricco o felice» non produce niente, perché è astratta e la risposta è socialmente obbligata. «Preferiresti non poter più ascoltare musica o non poter più guardare film» funziona, perché ciascuno pensa a qualcosa di preciso che perderebbe.
Le domande che rovinano la serata
Quelle che riguardano persone presenti, anche per scherzo: chi salveresti, chi lasceresti indietro, chi è il meno simpatico. Non producono un dibattito, producono un imbarazzo che resta, ed è la ragione per cui le raccolte fatte bene non ne contengono.
E quelle che chiedono di scegliere fra due cose che toccano davvero qualcuno del gruppo: una malattia, un lutto, una separazione. Il gioco vive sull'assurdo e sull'ipotetico; appena diventa reale, smette di essere un gioco. La regola pratica è semplice: se una domanda potrebbe far male a qualcuno che è nella stanza, si salta.
Dove funziona meglio
In auto e in fila, dove serve qualcosa che non richiede materiali né tavolo; con i bambini, che rispondono con una serietà assoluta e producono le risposte migliori; e come rompighiaccio in un gruppo che non si conosce, perché è l'unico formato in cui parlare di sé non sembra parlare di sé.
Il modo per farlo durare è la regola del perché obbligatorio: chi sceglie deve spiegare, e chi ascolta può fare una sola domanda. Senza il perché, il gioco dura tre minuti; con il perché, diventa una conversazione e la domanda successiva non serve nemmeno.
Gli strumenti vicini
Per gli altri giochi da fare in compagnia ci sono Indovinelli, Barzellette e Quiz di cultura generale. Per decidere chi comincia Ruota della fortuna e Testa o croce.