Punto di pareggio (break-even)

Inserisci i costi fissi, il prezzo di vendita e il costo variabile per unità: scopri quante unità vendere per andare in pari.

Cos'è il break-even

È il numero di unità da vendere per coprire tutti i costi, senza guadagno né perdita. Da quel punto in poi ogni vendita è profitto.

Come funziona

Punto di pareggio = costi fissi ÷ (prezzo − costo variabile per unità). Il margine per unità è ciò che resta di ogni vendita per coprire i costi fissi.

Fissi e variabili: dove passa la differenza

Un costo è fisso se lo paghi anche vendendo zero pezzi: l'affitto del locale, il commercialista, il canone del gestionale, l'ammortamento del forno. È variabile se nasce insieme al pezzo venduto: la materia prima, l'imballo, la commissione della piattaforma, la spedizione.

Molti costi sembrano dell'una o dell'altra famiglia e non lo sono. Uno stipendio a tempo indeterminato è fisso, il lavoro a chiamata del sabato è variabile. La corrente elettrica è quasi sempre mista: una parte è illuminazione e frigoriferi accesi comunque, una parte è il forno che gira solo quando c'è un ordine. Metterla tutta fra i fissi alza il punto di pareggio; metterla tutta fra i variabili lo abbassa. Nel dubbio conviene sbagliare per eccesso, cioè trattare il dubbio come fisso.

Il margine di contribuzione è il numero che conta

Il denominatore della formula, cioè prezzo meno costo variabile, ha un nome: margine di contribuzione. È quanto ogni singola vendita contribuisce a coprire i costi fissi, e da lì in poi a fare utile. Se è piccolo, il punto di pareggio esplode: con 10.000 euro di costi fissi e un margine di 2 euro servono 5.000 pezzi, con un margine di 5 euro ne bastano 2.000.

Da questo discende la cosa più utile che il break-even insegna: alzare il prezzo abbassa il pareggio molto più che tagliare i costi. Un euro in più sul prezzo va tutto nel margine; un euro risparmiato sulla materia prima fa lo stesso effetto, ma è quasi sempre più difficile da trovare.

Il pareggio in pezzi e il pareggio in euro

Chi vende un solo prodotto ragiona in unità. Chi ne vende venti diversi non può: il conto in pezzi non ha senso se un pezzo costa 3 euro e un altro 300. In quel caso il break-even si calcola in fatturato, dividendo i costi fissi per il margine percentuale medio. Il difetto è che quella media si sposta appena cambia il mix venduto, quindi va rifatta quando cambia l'assortimento.

Un altro conto che vale la pena fare è il pareggio al giorno: dividere il fatturato di pareggio per i giorni di apertura dà una cifra che si può controllare la sera stessa, invece di scoprire a fine mese com'è andata.

Quello che il break-even non vede

Non è la stessa cosa dei soldi in cassa. Si può essere sopra il punto di pareggio e restare senza liquidità, perché i clienti pagano a novanta giorni e i fornitori a trenta: il pareggio parla di costi e ricavi, non di quando entrano ed escono davvero i soldi.

E non tiene conto del tuo lavoro. Se il conto non include un compenso per chi manda avanti l'attività, il punto di pareggio è quello di un'impresa in cui una persona lavora gratis: sopra quel livello non stai guadagnando, stai smettendo di perdere.

Gli strumenti vicini

Per il prezzo con e senza imposta c'è Calcolo IVA, e per il ricarico Calcolo percentuale. Chi lavora in proprio trova in Tariffa oraria freelance il conto a ritroso dal netto desiderato, e in Calcolo del ROI il rendimento dell'investimento iniziale.