Note di un accordo
Scrivi un accordo (es. Cmaj7, Am, G7): scopri le note che lo compongono.
A cosa serve
Per sapere quali note suonare per un accordo, utile su piano, chitarra o per la teoria. Riconosce maggiori, minori, settime, sus, dim, aug e altri.
Come scrivere l'accordo
Usa la notazione internazionale: C=Do, D=Re, E=Mi, F=Fa, G=Sol, A=La, B=Si. Esempi: «C» (Do maggiore), «Am» (La minore), «G7», «Dmaj7», «Fsus4».
Come è fatto un accordo
Quasi tutti gli accordi nascono impilando terze, cioè saltando una nota sì e una no sulla scala. Da un Do si prende il Mi e poi il Sol, e viene un Do maggiore. Se la nota di mezzo scende di un semitono, diventa Do minore: è quel solo semitono a fare la differenza fra allegro e malinconico, ed è il motivo per cui la stessa canzone cambia carattere spostando un dito.
Aggiungendo una quarta nota si ottengono le settime, che introducono una tensione e chiedono di risolversi: la settima di dominante (G7) tira verso il Do come una domanda tira una risposta, ed è la cadenza che chiude milioni di canzoni. Le nove, le undici e le tredici continuano a impilare terze e sono il colore tipico del jazz e della bossa nova.
I nomi che confondono
C7 e Cmaj7 non sono la stessa cosa e la differenza è grande: la prima ha la settima minore ed è una tensione da risolvere, la seconda la settima maggiore ed è un accordo disteso, quasi sospeso. Scrivere l'una per l'altra cambia il colore di un pezzo intero.
Cm7 è ancora diverso: è l'accordo minore con settima minore, il timbro tipico dei giri soul e funk. E gli accordi sus non sono né maggiori né minori, perché la terza, cioè proprio la nota che decide il carattere, viene sostituita: sus4 con la quarta, sus2 con la seconda. È il motivo per cui un sus suona indeciso e chiede di sciogliersi nell'accordo pieno.
Perché la stessa nota ha due nomi
Fa diesis e Sol bemolle sullo strumento sono lo stesso tasto, ma nella scrittura non sono intercambiabili: dentro un accordo ogni nota ha un ruolo, e il nome dice quale. In un Re maggiore la terza si chiama Fa diesis e non Sol bemolle, perché deve essere una specie di Fa: se si scrivesse Sol, l'accordo avrebbe due Sol e nessun Fa, e sulla carta non si leggerebbe più.
Sulla chitarra o sul pianoforte la distinzione sembra pedanteria; diventa concreta appena si legge uno spartito, si trasporta un pezzo o si scrive per altri strumenti. E spiega perché certi accordi hanno nomi che sembrano assurdi, come Mi diesis o Do bemolle: non sono errori, sono la stessa nota chiamata con il nome che serve in quel contesto.
Il rivolto, e perché due accordi uguali suonano diversi
Le note di un accordo si possono suonare in qualunque ordine, e l'accordo resta quello: Do-Mi-Sol e Mi-Sol-Do sono entrambi un Do maggiore. Cambia però la nota più bassa, e quella si sente: si chiama rivolto, e si scrive con la barra, come C/E, che vuol dire «Do maggiore con il Mi al basso».
Serve a una cosa molto pratica: far camminare il basso per gradi invece che a salti. Una sequenza C, G/B, Am ha il basso che scende Do-Si-La, e il passaggio suona morbido dove tre accordi in posizione fondamentale suonerebbero scalinati. È uno dei trucchi più usati e meno spiegati dell'accompagnamento.
Gli strumenti vicini
Per la diteggiatura sulla chitarra c'è Accordi per chitarra, per cambiare tonalità Trasponi gli accordi e per costruire un giro Progressioni di accordi. La teoria dietro sta in Scale musicali, Intervalli musicali e Circolo delle quinte.